Intervista ad UnTimore


-UnTimore, presentati ai lettori di Avanguardia.

Ciao a tutti, sono un musicista, felice di parlare con voi. Grazie per l’intervista.


-Abbiamo ascoltato i tuoi due singoli, “Illusi Reclusi” e “Il Rumore”, entrambi estratti dal tuo primo disco, “Il Falò dell’Umanità”. Ci ha colpito molto il gusto con cui hai fuso (almeno a nostro avviso) il jazz con la canzone d’autore italiana. Quali sono gli artisti con i quali ti sei formato e quali quelli che invece stai ascoltando con maggior assiduità in questo periodo?

Sono figlio del patrimonio cantautorale italiano e non solo, in famiglia si ascoltava di tutto: Luigi Tenco, Lucio Dalla, Gilberto Gil, Tom Jobim, Burt Bacharach, Nat King Cole. Negli ho ascoltato hardcore, industrial, metal, grunge. Come ascoltatore sono onnivoro: da Gil Evans a Trent Reznor.


-Nel tuo disco affronti diversi temi ma spesso sembra che il tuo sguardo sia per certi aspetti rassegnato alle delusioni. Pensi di poterti definire una persona ottimista o pessimista?

Decisamente pessimista. O se preferisci un pessimo ottimista.


-Quanto reputi importante il primo impatto che si ha verso un’opera (che sia una canzone o un quadro o un film) e quando pensi che invece sia doveroso soffermarsi maggiormente ad analizzarla a fondo?

Credo sia una reazione soggettiva. Per qualcuno l’aggancio è immediato, qualcun altro ha bisogno di più tempo.


-Quale impatto, quindi, credi che abbiano al primo ascolto sull’ascoltatore medio italiano le tue canzoni e su cosa vorresti che ci si possa soffermare nei successivi ascolti?

Non saprei risponderti con certezza, se potessi scegliere preferirei un ascolto che lasciasse la voglia di riascoltare, per approfondire e cogliere spunti nuovi.


-A proposito di impatti emozionali: credi all’amore a prima vista?

Sì ci credo, ma non credo sia sufficiente a mantenere viva una storia d’amore.


-A partire dal titolo, “Il Falò dell’Umanità” prende spunto dal “falò delle vanità” del Savonarola (e dal libro di Tom Wolfe in cui viene trattato quell’episodio storico in cui furono arse al rogo diverse opere ritenute “di vanità”). Che legame, secondo te, c’è con la nostra epoca attuale e soprattutto con il ruolo preponderante che l’immagine ha assunto in essa?

Il titolo richiama l’assonanza linguistica, ma esprime l’attuale solitudine dell’essere umano. Collegato col mondo, ma impegnato a condividere il nulla. Alternando momenti di arrogante esibizionismo a manifestazioni di odio inconsulto. Costruendosi un’identità fittizia che lo faccia sembrare altro da sé. Il tutto davanti a un monitor e nella solitudine di una stanza. Ciò che brucia oggi è l’intelligenza emotiva che dovrebbe farci empatizzare con gli altri. Ciò che rimane è la contrapposizione violenta. E non vado avanti per non deprimerci troppo.


-L’immagine di sé è importante anche quando non è al centro dell’attenzione. Tu sembri infatti un artista che bada al sodo e che punta ad esprimersi prima di tutto attraverso la propria musica, però è evidente che non sei neanche uno che trascura l’importanza della presentazione visiva di se stesso, a giudicare dalle poche foto che hai diffuso con la tua cartella stampa e dal videoclip che accompagna “Illusi Reclusi”, entrambi tanto minimali quanto precisi e attenti al messaggio che vogliono dare (mi riferisco ad esempio alle tue foto sarcastiche, con la camicia di forza e lo sguardo serio, così come alle varie immagini digitali che si sovrappongono al tuo volto – sempre serio – nel videoclip). In che modo quindi pensi che l’immagine di sé può aiutare a comunicare e quando invece rischia di fuorviare e far allontanare dall’arte (in questo caso dalla musica)?

Farei volentieri a meno dell’immagine, ma non potendo trascurarla ho tentato di contestualizzarla al progetto. La camicia di forza e lo sguardo truce sono elementi che richiamano la follia e l’aggressività dei nostri tempi. Il video percorre la stessa strada: non c’è molto da sorridere quando il pensiero critico ha ceduto il posto al luogo comune. A proposito della foto colgo l’occasione per ringraziare del lavoro il fotografo Francesco Giannella.


-Se dovessi immaginare un festival perfetto in cui sei chiamato per suonare, con chi vorresti condividere il palco?

Immaginiamo un palco di italiani. Direi opener UnTimore, headliner: Ministri, Afterhours, Brunori Sas, Daniele Silvestri, Paolo Benvegnú.


-Una domanda per Avanguardia: guadando avanti, al tuo domani, come immagini il tuo futuro artistico?

Tutto in salita.


ILARIA RENNA

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